Senza percezione di sé non c’è ginnastica rieducativa

Non v’è dubbio che l’essere umano contemporaneo, immerso e sottoposto ad un bombardamento mediatico senza precedenti, tipico dell’ambiente in cui si trova immerso (smartphone, computer e sistemi tecnologici vari), assorba inconsapevolmente tanta di quella porcheria che ad un certo punto non sa più distinguere il se dal non se, figuriamoci la percezione di possedere un corpo.

È talmente dipendente dal suo guazzabuglio mentale, che di avere un corpo non se ne ricorda nemmeno più.

Il suo respiro è bloccato, non beve per ore, mangia di merda, mantiene posture alterate per ore a dir poco distruttive, per non parlare della mancata manutenzione del suo essere in termini di movimento fisico.

Non ho cominciato quest’articolo asserendo tutto ciò a caso, questa premessa emerge spontaneamente, poiché, sulla base della mia esperienza in quest’ambito, ho effettuato una raccolta dati talmente approfondita da potervi condividere questa opinione:

le patologie osteoarticolari di cui l’uomo contemporaneo soffre possono essere ricondotte in parte alla predisposizione genetica, in parte allo stile di vita ma la maggior parte sono di origine psicosomatica.

Rimane una piccola fetta che può essere ricondotta ad eventi traumatici diretti, ma esula un po’ dal mio specifico campo di competenza dove invece rientrano principalmente le alterazioni di origine biomeccanica e della postura.

Ora proviamo ad immaginare un individuo affetto da un disturbo o un dolore che non ha percezione del suo stato d’essere poiché da troppo tempo lontano dal suo corpo, come può diventare parte attiva del cambiamento a cui tanto ambisce?

Può il Medico / Terapeuta / Terapista / Osteopata / Operatore olistico a cui si rivolge, aiutarlo a risolvere il problema del momento senza la sua partecipazione attiva?

Possono sembrare osservazioni banali ma vi posso assicurare che questa è la discriminante che differenzia un percorso terapeutico efficace da uno fallimentare.

Vi apro ad uno scenario tipico affinché possiate capire meglio.

Alla prima seduta di rieducazione posturale, per un recupero della mobilità lombare, solitamente chiedo di eseguire un movimento molto semplice del bacino in sincronia con la respirazione, per ripristinare la normale funzione di quel distretto e far prendere coscienza a quel soggetto l’esistenza dei suoi blocchi, sia a livello toracico che respiratorio.

Pinco, al termine della prima con grande stupore asserisce: ciumbia… non credevo di avere così tanti limiti (= mancata percezione di se).

Io: Esatto, e perché non eri cosciente di questo? Cosa ti impediva di percepire un movimento così essenziale per il tuo benessere fisico?

Eh.., siccome non avevo male, perché preoccuparmene? D’altronde stavo bene (mancata percezione di se).

Ora Pinco può ancora essere stupito di ritrovarsi con una discopatia a livello lombare?

Se una zona del corpo, in questo caso la colonna vertebrale, si è evoluta in 5 milioni di anni per essere forte, mobile e al servizio di tutto ciò che ci sta sopra, ci sarà un motivo, o no?

Dopo questa serie di riflessioni ed assunti, qualcuno mi potrebbe ancora fare la domanda: ma com’è possibile che mi sia improvvisamente emerso questo problema alle vertebre lombari mentre in passato non ho mai sentito niente?

Spero che nessuno si offenda, ma è una domanda troppo idiota.

Tu, da quando nasci a quando trapassi sei sempre lo stesso?

C’è un’età che avanza? O tu sei un alieno in grado di campare 1000 anni?

Il corpo dell’essere umano, siccome mortale, non subisce forse un lento e progressivo deterioramento, una disidratazione ed un irrigidimento miofasciale fisiologico?

Non c’è bisogno di essere particolarmente colti e studiati per arrivare a questa conclusione, è “solo” una questione di logica e buon senso (dici poco, buon senso…).

Ma ora continuiamo nel mondo dell’incredibile.

Alla seduta successiva mediante indicazioni verbali e grazie alla guida delle mie mani, lo accompagno nel processo di integrazione del movimento desiderato, proseguendo spedito sulla strada del recupero funzionale completo.

Nel giro di poco tempo, Pinco arriva finalmente a ri-percepire, anche se solo per poco, la magia di quella particolare sensazione e ri-scoprirsi presente in quella zona da tempo dimenticata e inattiva.

A questo punto solitamente Pallino osserva: com’è possibile che un movimento così dolce, per quanto bene orchestrato, mi abbia fatto sparire il dolore ripristinando un senso di libertà e presenza della colonna lombare, mentre i farmaci non avevano funzionato? (finalmente inizio di riconquista del se)

Incredibile vero? Ci siete?

Quasi non si dà pace, quasi non riesce ad accettare che per trascuratezza pregressa è lui l’artefice inconsapevole del suo problema, è talmente sbigottito e fuori dal suo orticello mentale che non riesce più nemmeno a fare 2+2.

Ma andiamo avanti, nelle sedute successive, proseguo con una progressiva integrazione di esercizi e movimenti mirati volti al ripristino della completa mobilità funzionale, evitando di trascurare i distretti adiacenti e poterlo così liberare dai limiti articolari ancora presenti.

Tuttavia, nonostante l’estenuante perseveranza con cui lo aiuto nella percezione di sé durante i movimenti rieducativi, succede una cosa che la dice lunga sulla capacità di presenza della persona:

almeno la metà di queste anime non si ricordano nulla o quasi nulla di ciò che è stato fatto la volte precedenti, nonostante io mantenga lo stesso identico tipo di esercizio tutte le volte fino a completa assimilazione”

Come lo spieghereste?

Con il corpo erano li, ma la loro mente stava vagando altrove, proprio perché nella vita quotidiana codesta entità è abituata a lavorare senza un controllore.

Allora chi comanda li dentro, il suo maestro interiore o la sua mente di superficie?

Quelle persone pensavano a tutto tranne che essere li, non stavano assaporando la magia del vuoto, quel silenzio che gli avrebbe consentito di entrare nel loro personale universo corporeo.

Come avrebbero potuto ricordarsi una sensazione così fondamentale per il seguito del percorso terapeutico?

Non stiamo parlando di una tecnica complessa come uno Snatch olimpico, stiamo parlando di esercizi in posizione supina di una semplicità disarmante, quando assistiti da un operatore esperto e competente.

Un soggetto come il protagonista poc’anzi narrato non è costantemente dissociato dal suo se?

Dovreste avere compreso a questo punto che, quando il nostro cervello si ritrova eccessivamente coinvolto dai processi mentali di superficie, interrompe la comunicazione con il suo essere interiore e con il suo corpo per inevitabile estromissione dell’emisfero di destra, che come risaputo, è quello in cui risiedono le nostre facoltà superiori.

Ora, in caso di mancata o parziale risoluzione della sintomatologia dolorosa in essere, vogliamo far ricadere l’eventuale responsabilità sempre e comunque sul Terapista?

Quando è evidente la mancata partecipazione attiva del protagonista principale.

Altra consuetudine che solitamente permane nell’immaginario collettivo è la credenza secondo il quale, un risultato positivo in ambito salutistico sia raggiungibile esclusivamente e proporzionalmente alla competenza del professionista a cui ci si rivolge per la sua risoluzione.

Probabilmente si, per quel che riguarda quei settori dove il paziente subisce passivamente un intervento come in chirurgia, ma non nel mio campo di competenza.

Voglio scriverlo a caratteri cubitali.

“l’operatore nella relazione d’aiuto riveste principalmente il ruolo di guida, e quindi, anche volendo, non potrebbe aiutare qualcuno che non abbia il desiderio autentico di guarire”

Ok, il Terapista di turno, ha il dovere di garantire: impegno, passione ed amore in ciò che fa, e di trovare la via strategica più idonea per il raggiungimento di quanto bramato, ma è l’interessato che ha il compito di percorrerla.

Torniamo sempre all’assunto più volte ricalcato qui sopra:

senza la partecipazione attiva del soggetto non c’è guarigione, indipendentemente dalle competenze del guaritore.

Nemmeno Gesù Cristo era disposto a guarirti, se non vedeva in te una Fede e una volontà incrollabili, per cui come possiamo farlo noi semplici umani senza la condivisione dell’interessato?

Attenzione, non voglio essere frainteso, e non sto giudicando o deridendo qualcuno in particolare, non fa parte di me.

Amo le anime che si sono rivolte a me come operatore della salute, ne sono onorato e li ringrazio infinitamente per la fiducia, anche perché senza di loro io non avrei senso di esistere.

Sto solo cercando di far capire quanto una mancata connessione con il nostro maestro interiore possa ridurci a macchine biologiche robotiche e difettose, e di come lavorando sulla percezione a tutti i livelli del nostro essere la vita possa diventare un’avventura gioiosa ed appagante.

PS: il contesto del racconto mi riguarda direttamente poiché parla della mia esperienza personale in quest’ambito, ma il concetto di base può essere trasposto in numerosi campi della nostra vita.

Ricorda che il sistema di vita contemporaneo genera costantemente problemi a noi anime in cammino.

Non dannarti per questa cosa, è così dalla notte dei tempi.

Quando manchiamo di consapevolezza, e quindi di una visione oggettiva e reale dell’ambiente, entriamo in uno stato emozionale di paura, frustrazione, incertezza, angoscia e ansia, diventando schiavi della nostra stessa prigione.

E di nuovo, cosa comporta questo dentro di noi?

Comporta che ci si ritrova, senza quasi accorgersene, costantemente obbligati ad iper-attivare l’emisfero cerebrale di sinistra ed immersi nell’illusoria ricerca mentale secondo il quale: grazie alla ruminazione di pensiero sarà possibile trovare una soluzione, ma, guarda caso, più la si cerca li, e meno la si trova.

Il cervello, quando vittima di un simile attacco emozionale è facilmente condizionabile, per nulla lucido e ponderato nel generare soluzioni strategiche funzionali a risolvere efficacemente le delicate problematiche esistenziali a cui dobbiamo rispondere.

Non ti viene in mente un criceto che corre affannato sulla ruota per cercare di uscirne, quando invece basterebbe fare un passo a destra per accorgersi che li fuori c’era una soluzione pronta per essere abbracciata?

E grazie a cosa è possibile fare quel piccolo passo a destra?

Dovresti averlo capito, l’accesso all’emisfero di destra caro mio, ovvero la percezione del tuo Se.

A questo punto starai pensando, e bravo te, fosse facile… Sono d’accordo con te, non ho detto sia facile, ma possibile si.

Nuccio Trustee Panella

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